Parrocchia

Nonnato

San Raimondo

Gettiamo la maschera,apriamo il nostro cuore a Cristo nostro Salvatore per vivere una vita da vero cristiano

I due misteri principali della fede

I dieci comandamenti

I sette sacramenti

I due precetti della carità

I sette doni dello Spirito Santo

La beatitudini evangeliche

Le tre virtù teologali

Le sette opere di misericordia spirituale  e corporale

Le quattro virtù cardinali

I sette vizi capitali

I quattro novissimi

I sei peccati contro lo Spirito Santo

La liturgia

I quattro peccati che offendono maggiormente Dio

Unità E Trinità di Dio

I DUE MISTERI PRINCIPALI DELLA FEDE

  1. Unità e Trinità di Dio.
  2. Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo.
Mistero, una verità che non possiamo spiegare con la nostra mente, una verità che solo Dio conosce una verità che supera e va oltre ogni nostra immaginazione. La Trinità è il mistero fondamentale della nostra fede : Dio uno e in tre Persone uguali e distinte: Padre, Figlio, Spirito Santo.

Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha patito, è morto sulla croce per noi ed è risorto per la nostra salvezza.  Dinanzi ai misteri dobbiamo chinare la fronte e credere.

I SETTE SACRAMENTI

  1. Battesimo

  2. Cresima

  3. Eucaristia

  4. Penitenza

  5. Unzione

  6. Ordine

  7. Matrimonio

I Sacramenti sono segni visibili della grazia invisibile istituiti da Gesù per la nostra salvezza. Gesù continua la sua presenza e la sua opera nel mondo con il Sacrificio della Messa, con i Sacramenti. Nei Sacramenti Gesù è presente ed opera: avviene l'incontro di Gesù con l'uomo.

BATTESIMO ( Vedi Foto )

Il Battesimo di Cristo(Guido Reni)

E' il Sacramento che ci fa cristiani, figli di Dio, membri della Chiesa e ci unisce a Gesù Cristo. " Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo " . Sono le parole che il sacerdote dice mentre versa per tre volte l'acqua sul bambino. Il Battesimo rigenera e toglie il peccato originale. Gesù disse :" In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio " (Gv3, 5).L'anima del battezzato diventa pura, immacolata,acquista l'immortalità e non ha più solo un carattere terreno ma diventa parte integrante della stessa vita di Dio. L'acqua della Fonte Battesimale è il segno che lava, che porta via ogni macchia che ci fa rinascere persona nuova in Cristo. Gli impegni presi nel Battesimo (i tre rinuncio, i tre credo) devono essere mantenuti. I genitori devono prendersi la responsabilità del Battesimo dei figli. Facendoli battezzare devono impegnarsi ad educarli e farli crescere cristiani, perché, nell'osservanza dei comandamenti, imparino ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ha insegnato.

CRESIMA

Cresima

Da adolescente, il fanciullo riceve il sacramento della Cresima, nuova fonte di grazia per combattere il male e mantenersi fedeli a Cristo. Il Battesimo ti rigenera figlio di Dio,la Cresima rinvigorisce,ci fa perfetti cristiani soldati di Gesù Cristo. Il cresimato riceve il dono dello Spirito Santo che deve accogliere con desiderio, con coscienza, con impegno. “Il Sacramento della Cresima si conferisce mediante l'unzione del crisma sulla fronte, con l'imposizione della mano e mediante le parole " Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. " S. Paolo raccomanda ai cresimati: "Non contristate lo Spirito... Non estinguete lo Spirito Santo ". I padrini e le madrine del Battesimo e della Cresima hanno dei doveri verso i loro figli spirituali. “Li debbono ammonire che custodiscano la castità, amino la giustizia, pratichino la carità; e li devono istruire nella religione e nella preghiera” . I padrini sono tenuti per tutta la vita ad interessarsi dei loro cresimati e battezzati perché siano buoni cristiani.

EUCARESTIA ( Vedi Foto )

Eucarestia (Juan De Juanes)

L'Eucaristia è Gesù Vivo, presente,in mezzo a noi, con noi, pane e salvezza delle anime, segno di unità, vincolo di fratellanza e carità, convito pasquale e pegno della nostra risurrezione. Tutto il bene spirituale della Chiesa è racchiuso nell'Eucaristia” (PO:5). L'Eucaristia abbraccia la reale presenza, il sacrificio della Messa e il sacramento della comunione. La presenza di Gesù nell’ostia è misteriosa, ma reale. Nella Messa avviene “la conversione singolare e mirabile di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel Sangue di Cristo”. Gesù è presente nell'Eucarestia in modo specialissimo e “infonde di continuo la vita divina, mediante la sua umanità, nelle membra del suo Corpo (PO:5). Gesù si offre come si offrì nell'ultima Cena e sulla Croce. La Messa è il vero, unico sacrificio per adorare e ringraziare Dio, per espiare i peccati e impetrare grazie. E il centro, il cuore della liturgia; è l'azione più importante e solenne della religione. È l'incontro di Dio con gli uomini, degli uomini con Dio e degli uomini tra loro. Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo è stato immolato, viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione” (LG:3).“ Gesù invita alla sua mensa. Le sue parole fanno ben comprendere l'importanza del pane consacrato: “"Io sono Il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame” (Gv 6, 35). “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui” (Gv 6, 55) “...e ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6,54). " Fare la comunione vuol dire unirsi a Gesù, al suo Corpo misterioso, nutrirsi di Lui per avere forza per camminare verso il Paradiso. L'Eucaristia perché sia cibo salutare si deve ricevere con l'anima purificata dal sacramento della penitenza. Chi riceve la comunione col peccato grave commette sacrilegio. Chi fa la comunione senza confessarsi deve sentirsi libero da peccati gravi. Chi ha la coscienza a posto e le dovute disposizioni può sempre comunicarsi senza confessarsi. Come i chicchi di grano macinati diventano una cosa sola: il pane; come gli acini dell'uva torchiati diventano una cosa sola, il vino; così i fedeli, uniti a Cristo e tra loro nella carità, diventano una cosa sola. Dobbiamo sentirci figli di un unico Padre che spezza il suo pane per tutti, perciò dobbiamo amarci, volerci bene, diventare una famiglia dove regna la carità, dove tutti si vogliono bene.

PENITENZA

La Penitenza

È il sacramento della misericordia: cancella il peccato, impone di ripararlo e dona grazia e pace. E' la via della salvezza per chi è nel peccato grave. Il Padre accoglie i figli pentiti. Gesù riporta le pecore smarrite all'ovile. Gesù che fece camminare il paralitico e gli disse: "Ti siano rimessi i tuoi peccati ", è l'autore della confessione. La Confessione. Necessaria per rimettere a posto l'anima macchiata dal peccato: una medicina che la purifica, la corregge da difetti e vizi. Ma la condizione per ottenere il perdono è il dolore per i peccati commessi ed il proposito di non commetterli più. Il dolore è il pentimento di aver offeso Dio, la Chiesa, se stessi. Col dolore sincero e col quel proposito forte, il peccatore viene perdonato e riconciliato con la Chiesa che ha ferito con il peccato. Il sacerdote assolve quando il peccatore è pentito e ha la volontà di rinnovarsi, altrimenti non può assolvere. L'accusa dei peccati deve essere totale, sincera: confessare tutti i peccati gravi (presenti nella memoria). Il sacerdote impone un'opera di penitenza a castigo e correzione del peccatore, e per scontare la pena temporale. Ognuno poi spontaneamente deve imporsi delle penitenze per scontare peccati e correggere difetti.La confessione individuale e completa con l'assoluzione è l'unico mezzo ordinario per riconciliarsi con Dio e con la Chiesa. " Ogni fedele è tenuto a confessare privatamente a un sacerdote, per lo meno una volta all'anno, i propri peccati gravi ". L'atto di dolore può essere molto breve, interessante che sia sentito e sincero. La penitenza virtù è il pentimento di aver Nel sacramento della penitenza Dio cancella la macchia del peccato e rimette la pena eterna; rimane però la pena temporale che si può scontare in questa vita o nell'altra. Si sconta in questa vita con la penitenza e con le indulgenze; si sconta nell'altra vita con il Purgatorio. Il modo migliore per scontare la pena temporale è la penitenza in questa vita. Fa penitenza colui che sinceramente pentito dei peccati, li ripara con sacrifici, rinunce, mortificazioni, umiliazioni, opere buone.

INDULGENZA

L'Indulgenza

E' la remissione di pena temporale dovuta ai i peccati. E' " Plenaria " se rimette tutta la pena temporale; " Parziale " se la rimette in parte. La Chiesa raccomanda di non trascurare le sante tradizioni dei padri, ma di accoglierle e apprezzarle come prezioso tesoro. Le indulgenze non possono essere acquistate senza una sincera conversione e senza l'unione con Dio... Per l'acquisto dell'indulgenza plenaria, è richiesto non solo lo stato di grazia, ma un fervore di carità che distacchi l'animo da ogni affetto disordinato. Quindi deve essere escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale; perciò acquistare l'indulgenza plenaria non è facile.
Si concede l'indulgenza parziale al fedele, che, nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile fiducia l'animo a Dio, aggiungendo anche solo mentalmente, una pia invocazione, a chi, con spirito di fede e con animo misericordioso, pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli che si trovano in necessità, a chi, in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con sacrificio di qualche cosa lecita.

UNZIONE DEGLI INFERMI

Unzione

L'unzione degli Infermi è il sacramento che conforta l'ammalato nell'anima e nel corpo, lo solleva e lo rende sereno. La Chiesa circonda i malati di premure e con la sacra unzione li raccomanda a Dio perché alleggerisca le loro pene e li salvi. (L'unzione dà la forza all'infermo per sopportare il male e può ottenere anche la guarigione). Non si deve aver paura di ricevere l'unzione degli infermi, ma si deve accettare con animo ben disposto. Quando il sacerdote unge l'infermo dice. " Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia il Signore ti perdoni tutte le colpe che hai commesso. ". Celebrando questo sacramento, la Chiesa proclama la vittoria di Cristo sul male e sulla morte. La malattia ha un grande valore se si accetta per amore di Dio e se si sopporta in unione a Gesù sofferente. La morte ci deve essere familiare perché moriamo ogni giorno. Dobbiamo vivere e morire per il Signore: accettare la morte come sacrificio per amore e gloria di Dio. Il cristiano deve guardare alla morte come passaggio alla vera vita, come inizio di vita eterna.La morte sarà vinta alla fine del mondo, quando i morti risorgeranno; quando l'uomo sarà completamente restaurato e avrà la completa adozione di figlio di Dio.

ORDINE.

Ordine

Il sacerdote è colui che riceve l'ordine sacro di celebrare la Messa e di amministrare i sacramenti: è l'uomo di Dio, l'apostolo della verità e della pace: è un eletto.Per mezzo del sacerdozio ministeriale Cristo insegna, santifica e governa la Chiesa e rende lode al Padre. Nella persona dei Vescovi e dei Sacerdoti è presente Gesù Cristo in mezzo a noi credenti; per mezzo di essi Gesù continua visibilmente la sua missione di Maestro, Sacerdote e Pastore, perpetua il suo Sacrificio nel tempo e nello spazio, santifica e salva le anime.I presbiteri vivono in mezzo agli altri uomini, come fratelli in mezzo ai fratelli (PO:3). Sono segregati dal Popolo di Dio (ma non separati da esso) per consacrarsi alla salvezza degli uomini. Sono ministri di Cristo, testimoni e dispensatori di una vita diversa da quella terrena (PO:3); per questo non possono straniarsi dal popolo. Però non devono confondersi col popolo. I presbiteri devono coltivare le comunità ad essi affidate perché comprendano la vita divina che Gesù infonde nei fedeli ed elevino una lode sempre più perfetta a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo. Il compito del sacerdote non è facile, ma il sacerdote ha grandi gioie e può dare tutto il suo amore a Dio e avere la più grande ricompensa.

MATRIMONIO

Il Matrimonio Della Vergine

Dio è l'autore del matrimonio. Egli ha voluto che la vita umana fosse trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile. Gesù Cristo non solo confermò il matrimonio lecito e buono, ma ne proclamò l'unità e l'indissolubilità e lo innalzò alla dignità di sacramento. I giovani devono prepararsi al matrimonio e alla famiglia con molta bontà e molta serietà. La famiglia deve essere fondata sulla roccia e non sulla rena. I genitori hanno l'obbligo gravissimo di educare i figli; devono essere i primi,i principali educatori dei figli,devono con fiducia e coraggio formarli ai valori essenziali della vita umana (FC: 37): istruirli nella religione, formarli cristiani, metterli e guidarli sulla via buona, dare loro buon esempio, vigilare la loro condotta e correggerli. I figli devono rispettare e onorare i genitori cercando di essere buoni, bravi e religiosi.I figli devono ricevere man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale (GE: 1). Devono avere grande rispetto per il mistero della generazione e coltivare la virtù della purezza. Molti ragazzi e giovani si rovinano e abbandonano la religione perché crescono come l'albero senza bastone e si lasciano trasportare dalla corrente e si rovinano anche perché i genitori non danno loro buon esempio e li trascurano. Molti genitori non sanno educare perché è mancata a loro la preparazione alla famiglia. Molte famiglie si rovinano perché in esse manca la religione.

LE TRE VIRTU’ TEOLOGALI

  1. FEDE ( Vedi Foto )
  2. SPERANZA ( Vedi Foto )
  3. CARITA' ( Vedi Foto )

Le Tre virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù mo­rali. Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderlo capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna” (CDC, 1813). Si chiamano teologali perché ci fanno conoscere ed amare Dio.
LA FEDE
è la virtù soprannaturale che ci fa credere in Dio e a tutto quello che Egli ha rivelato: è la convinzione di cose che non si vedono. E' la virtù più necessaria, fonte di fortezza e dì coraggio. “Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio” (Eb 11, 6).
LA SPERANZA
è la virtù soprannaturale che ci fa sperare da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla. La speranza ci sostiene e conforta nelle traversie della vita.
LA CARITA'
è la virtù soprannaturale che ci fa amare Dio per se stesso come sommo bene e il prossimo per amore di Dio. Carità vuol dire amare, voler bene: amare Dio, amare il prossimo. Dov’è la carità ivi è Dio. La carità è maggiore della fede e della speranza perché “la carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 13).

LE QUATTRO VIRTU’ CARDINALI

  1. PRUDENZA
  2. GIUSTIZIA
  3. FORTEZZA
  4. TEMPERANZA

LE VIRTU’ CARDINALI

”Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8).
La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete (CDC, 1803).

Si chiamano anche virtù umane o morali: “Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene” (CDC, 1804).
Le virtù cardinali mantengono e sostengono la vita cristiana. Sono indispensabili, come sono indispensabili i cardini per tenere la porta.

LA PRUDENZA
è la virtù che dirige le azioni umane: fa conoscere il bene che si deve fare e il male che si deve evitare. E prudente chi opera secondo la voce della retta coscienza e secondo le esigenze della giusta morale.
LA GIUSTIZIA
è la virtù che dà a Dio e agli uomini ciò che ad essi si deve dare. Uno è giusto se fa bene tutto quello che deve fare. Il giusto è trasparente, luminoso, sempre sereno.
LA FORTEZZA
è la virtù che ci fa vincere il male e le tentazioni. E’ forte chi non si piega e non si spezza; chi supera gli ostacoli che impediscono di fare il bene; chi vince il male, la voluttà, l’avarizia.
LA TEMPERANZA (giusta regola)
è la virtù che regola i nostri sensi, frena le passioni e i desideri cattivi. La temperanza è la dote di ogni savia persona. È la virtù indispensabile perché l'uomo possa essere pienamente uomo, padrone di se stesso. Il troppo nuoce. Il cristiano deve mortificare i sensi, essere moderato, tenere una giusta regola in tutto. L'intemperante è chi abusa di cibi, di bevande, di piaceri, chi oltrepassa la giusta misura.

I QUATTRO NOVISSIMI

  1. MORTE
  2. GIUDIZIO
  3. INFERNO
  4. PARADISO
Novissimi: Sono le ultime cose che ci aspettano: la morte, il giudizio, l’inferno, il paradiso.

Queste ultime cose devono diventare le prime; si devono ricordare spesso per vivere bene come vuole Dio. La morte è la separazione dell’anima dal corpo. Il corpo ritorna alla terra, l’anima ritorna a Dio e viene giudicata del bene e del male operato in vita.
Due sono i giudizi: il giudizio particolare dopo la morte, il giudizio universale alla fine del mondo. i cattivi saranno puniti (c’è l’inferno); i buoni saranno premiati (c’è il paradiso). Alla fine del mondo i corpi di tutti risorgeranno e sì riuniranno all’anima per avere il premio o il castigo. I buoni risorgeranno gloriosi e avranno l’adozione completa di figli di Dio e la vita eterna, I nemici di Cristo risorgeranno oscuri, saranno separati dal Regno e vivranno per sempre infelici.

 

LA LITURGIA

La Liturgia
è il culto pubblico che la Chiesa rende a Dio per dare a Lui onore e gloria (culto vuol dire tributo dì onore e venerazione reso a Dio: sono atti di adorazione, di ringraziamento... con quali riconosciamo la grandezza di Dio e la nostra dipendenza da Lui). La Liturgia è la fonte dalla quale attingiamo il genuino spirito cristiano. Possiamo dire che è l’incontro nostro con Dio.  Azione liturgica vuoi dire azione sacra, pubblica, fatta per dare gloria e lode a Dio (la Messa, i Sacramenti sono azioni liturgiche). Gesù è presente in modo speciale nelle azioni liturgiche. Con la Liturgia la Chiesa dà gloria a Dio e salva le anime.
L’Anno liturgico
ricorda e fa vivere la storia della salvezza, la vita di Gesù, i misteri della religione. E Cristo stesso che vive sempre nella sua Chiesa e unisce a sé le anime. La grazia è un dono soprannaturale che Dio fa all’anima per farla partecipare alla sua vita. in parole più facili la grazia è la vita di Dio in noi (che ci trasforma, ci fa santi, templi dello Spirito Santo). Vita non uguale ma simile a quella di Dio (come il ferro messo nel fuoco). Per vivere in grazia si deve essere fedeli a Dio, fare il bene e fuggire il male.  

Le Tavole Della Legge...

I DIECI COMANDAMENTI DI DIO

Io sono il Signore Dio tuo
  1. Non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora il padre e la madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire falsa testimonianza
  9. Non desiderare la donna d’altri
  10. Non desiderare la roba d’altri

Per vivere nell’ordine e per salvarci dobbiamo OSSERVARE I DIECI COMANDAMENTI. Gesù dice. “Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti” (Mt 19, 17).  “I dieci comandamenti annunciano le esigenze dell’amore di Dio e del prossimo, I primi tre si riferiscono principalmente all’amore di Dio e gli altri sette all’amore del prossimo” (CDC, 2067). “ Il Concilio Vaticano II ribadisce: “I Vescovi, quali successori degli Apostoli. Ricevono dal Signore la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell’osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza”” (LG, 24) (CDC, 2068). “Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l’umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione” (CDC, 2071) 2071).

 

I DUE PRECETTI DELLA CARITA’

  1. Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente.

  2. Amerai il prossimo tuo come te stesso

Il primo precetto della carità ci comanda di amare Dio più di tutte le cose e più di tutte le persone. Dobbiamo amare Dio perché è sommo bene e perché Lui ci ha amato infinitamente.

Il secondo precetto ci comandare di amare il prossimo come amiamo noi stessi. Tutte le persone con le quali abbiamo rapporto sono il nostro prossimo. Dobbiamo amare il prossimo perché lo vuole Dio; perché siamo tutti creature di Dio e fratelli in Gesù Cristo: dobbiamo essere legati dalla carità, formare una sola famiglia in Cristo. Il prossimo si ama non facendo mai del male a nessuno; facendo agli altri sempre il bene che possiamo; perdonando a chi ci fa del male. Tra i cristiani deve regnare la carità, la concordia, la pace. Stare sempre in pace con tutti. La carità deve essere il vero distintivo del cristiano. Quando il prossimo è cattivo, è bugiardo, prepotente, imbroglione si deve perdonare... ma anche guardarsi e difendersi. Gesù trattò male i Farisei, li condannò. I malvagi, i perfidi, gli ipocriti i delinquenti, i criminali meritano condanna, punizione.

 

LE BEATITUDINI EVANGELICHE

  1. Beati i poveri nello spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.

  2. Beati i miti, perché possederanno la terra.

  3. Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.

  4. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

  5. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

  6. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

  7. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

  8. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.

“Beati i poveri in spirito” , cioè gli umili di cuore. I Padri della Chiesa di solito interpretano la povertà in spirito come umiltà: “Aggiunse “in spirito”, perché si intendesse l’umiltà e non la penuria”. Abbastanza spesso però vi includono il distacco interiore dalla ricchezza e la povertà volontaria:” Non si tratta di poveri in rapporto alla ricchezza, ma di coloro che hanno scelto la povertà interiormente. Si tratta sostanzialmente di un atteggiamento di abbandono fiducioso in Dio, che implica la libertà da se stessi e dalle cose, solidarietà con i poveri. Gli umili sono felici dei beni che ricevono e più ancora di riceverli da Dio. Si accettano come sono, lieti anche della loro debolezza, che consente alla forza di Dio di manifestarsi. Non si deprimono nelle difficoltà. Sanno valorizzare tutte le possibilità di bene. Non si lasciano possedere dalle cose:” Ho imparato ad essere povero ed ho imparato ad essere ricco” . Tuttavia sanno che una certa disponibilità di beni è necessaria alla crescita della persona umana; quindi, per amore dei fratelli, lottano contro la miseria e l’ingiustizia: in tutto il loro comportamento seguono Cristo, il quale per salvarci, “da ricco che era, si è fatto povero” , si è svuotato di se stesso per obbedire in ogni cosa al disegno del Padre .

 

I CINQUE PRECETTI GENERALI DELLA CHIESA

  1. Partecipare alla Messa domenicale e le altre feste di precetto.
  2. Santificare i giorni di penitenza,come dispone la Chiesa.
  3. Confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno nel periodo pasquale.
  4. Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi e le usanze.
  5. Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti (quaresima e avvento).

(Precetto vuoi dire legge, comando). Si deve partecipare alla Messa nei giorni festivi perché la Messa è il centro della religione, è l’azione più importante della Liturgia.

  Circa il secondo precetto riguardante l’astinenza dalle carni e il digiuno, i Vescovi italiani, hanno stabilito che il Venerdì Santo e il Mercoledì delle Ceneri sono giorni di astinenza e di digiuno. I venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalle carni, In tutti gli altri venerdì dell’anno l’astinenza dalle carni può essere liberamente sostituita con altra opera di penitenza da compiersi nello stesso giorno (una elemosina, la rinuncia ad un divertimento, un’opera di misericordia corporale e spirituale, la recita del Rosario, ecc). L’obbligo del digiuno va dagli anni 18 compiuti ai 59 compiuti; l’obbligo dell’astinenza dalle carni comincia dagli anni 14 compiuti. La Chiesa ci chiede sacrifici, mortificazioni, opere di penitenza per farci essere virtuosi. Il corpo deve essere servo e non padrone. Chi ha peccati gravi deve confessarsi quanto prima. Ogni volta che uno non sta tranquillo in coscienza deve confessarsi. Il buon cristiano che ha capito che l’Eucaristia è Gesù Cristo, fa spesso la comunione per unirsi a Lui.

 

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

  1. Dar da mangiare a chi ha fame.
  2. Dar da bere a chi ha sete.
  3. Dare vesti a chi ne ha bisogno.
  4. Alloggiare chi non ha casa.
  5. Visitare ed assistere gli ammalati e chiè solo.
  6. Visitare i carcerati e aiutare gli handicappati.
  7. Partecipare al funerale dei fedeli defunti.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

  1. Consigliare i dubbiosi.

  2. Insegnare a chi non sa.

  3. Ammonire chi sbaglia.

  4. Consolare gli afflitti.

  5. Perdonare le offese ricevute.

  6. Sopportare con pazienza le persone moleste.

  7. Pregare Dio per i vivi e suffragare i fedeli defunti.

Le opere di misericordia corporale sono opere fatte per il bene del prossimo. I poveri, i sofferenti ci richiamano Gesù. Chi aiuta il povero, aiuta Gesù; chi disprezza il povero, disprezza Gesù. Gli affamati, gli assetati, gli ignudi, i pellegrini, gli infermi, i carcerati non si devono trascurare. Gesù darà una grande ricompensa a chi li aiuta. Nella società odierna così carente nel soccorrere quanti si trovano in stato di bisogno, il volontariato esercitato in qualsiasi sua forma e per amore di Dio e dei fratelli, realizza in modo davvero gratificante le sette opere di misericordia corporale. Le opere di misericordia spirituale riguardano anch’esse il bene del prossimo in relazione alle sue necessità di ordine interiore, disciplinano i nostri rapporti con gli altri fondandoli sulla comprensione e la pazienza, ci invitano ad associare nella preghiera i vivi e i morti.

I SETTE VIZI CAPITALI

  1. Superbia.
  2. Avarizia.
  3. Lussuria.
  4. Ira.
  5. Gola.
  6. Invidia.
  7. Accidia (ozio).

Il vizio è l’abitudine di fare il male: intorbida la ragione e guasta il cuore. I sette vizi capitali sono i vizi più gravi che rovinano l’anima e spesso anche il corpo.                

La superbia ( troppa stima di se stessi e disprezzo degli altri ) È la radice di ogni male: cambiò gli angeli in demoni, scacciò dal paradiso i progenitori. Bisogna essere umili perché “Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili”.

L’avarizia E' l’attaccarsi troppo al denaro e alla roba. L’avaro è un egoista; egli dice: “Tutto a me, niente per gli altri”. Il denaro deve servire per vivere e per fare opere buone.

La lussuria E' lo sfrenato abbandono ai piaceri sensuali: è il vizio di chi sì dà alla vita cattiva, alle azioni cattive. La lussuria rovina l’individuo, la famiglia, la società: degrada e rende triste la vita. Il cristiano deve essere puro. Gesù ha detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio “ (Mt 5,8).

L’ira E' l’agitazione dell’anima contro persone o cose; è lo sfogo cattivo contro il prossimo. Toglie la ragione e fa commettere molte mancanze. Quando uno si adira non sa più quello che fa. Il cristiano deve dominarsi, essere paziente e mite.

La gola è l’avidità di cibi e bevande. Il goloso pensa solo a mangiare e a bere, vuole sempre le cose migliori. Si deve mangiare per vivere e non vivere per mangiare.

L’invidia E' il rattristarsi per il bene degli altri o il godere per il male degli altri. Ilcristiano non deve mai invidiare. Dobbiamo essere contenti se gli altri stanno meglio di noi. Contentiamoci di quello che abbiamo e del posto che occupiamo.

L’accidia E' la pigrizia, la svogliatezza nel fare il bene; è la negligenza nei doveri di religione. E accidioso chi è pigro e svogliato. Il lavoro è voluto da Dio. Tutti dobbiamo lavorare. L’ozio è il padre dei vizi. Il cristiano non deve essere pigro, negligente e svogliato, ma deve compiere il proprio dovere con diligenza e sveltezza.  

 

I SEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO

  1. Disperare della salvezza eterna.

  2. Presumere di salvarsi senza merito.

  3. Impugnare la verità conosciuta.

  4. Invidia della grazia altrui.

  5. Ostinarsi nei peccati.

  6. Impenitenza finale

1)  Disperazione della salvezza vuol dire non aver più speranza di salvarsi l’anima. Questo è il peccato di Caino e di Giuda che non chiesero perdono a Dio. Il  Signore è misericordioso quindi mai disperare. Si deve ri­tornare a Dio sinceramente pentiti e riparare il male fatto. Gesù ha detto: “ Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Lc 5,32) 5,32).

2) Presunzione di salvarsi senza merito vuoi dire pretendere di salvarsi senza meritarlo. il Paradiso si deve meritare, non  è fatto per i poltroni.  

3) Impugnare la verità conosciuta vuol dire negare la verità, dire il falso invece dei vero che si conosce. La sincerità deve risplendere nella vita del cristiano.      

  4) Invidia della grazia altrui vuoi dire invidiare i buoni cristiani che vivono in grazia di Dio. i buoni cristiani si devono imitare  e non invidiare.  

5)  Ostinazione nei peccati vuol dire continuare a peccare, indurirsi nel male senza cercare di correggersi. Chi si abbandona al peccato viene abbandonato da Dio.  

6)  Impenitenza finale vuoi dire portarsi male fino alla fine della vita: morire senza pentimento. Chi non si vuoi ravvedere dimostra cattiva volontà e non può avere il perdono di Dio  

 

I QUATTRO PECCATI CHE OFFENDONO MAGGIORMENTE DIO

  1. Omicidio, suicidio, aborto volontario.

  2. Peccato impuro contro natura.

  3. Oppressione dei poveri.

  4. Frode nella paga agli operai.

Si chiamano peccati che gridano vendetta perché sono peccati gravissimi.

1)Omicidio volontario vuoi dire uccidere di propria volontà. il primo omicida fu Caino che uccise l’innocente Abele.

2)Peccato impuro contro natura vuoi dire fare cose impure, cose cattive che sono contrarie alla natura. La legge naturale è voluta da Dio; non si deve andare contro natura. i peccati impuri contro natura sono puniti gravemente da Dio. Sodoma e Gomorra furono distrutte per questi peccati.

3)Oppressione dei poveri vuol dire trattare male i poveri, disprezzarli, recare loro danni. I poveri si devono trattare bene e aiutare.

4)Frode nella mercede agli operai vuol dire non dare la giusta paga agli operai. L’operaio si deve trattare con molta giustizia.Evidentemente la giustizia sociale riguarda ogni dipendente in qualsiasi settore presti la propria opera. Ciascuno ha diritto allo stipendio e ai contributi previsti dalle leggi sindacali per assicurarsi le prestazioni necessarie alla vita del singolo e dei familiari.